L’altro giorno cercavo un po’ di refrigerio dal caldo intenso sotto l’ombra di un grande albero vicino a casa mia.
Guardavo verso l’alto i rami che si annodavano, tutti derivanti dallo stesso tronco, ma tutti così diversi tra loro: qualcuno più grande, altri più esili con poche foglie, qualcuno intrecciato in modo tortuoso ed altri dritti come lame affilate.
Ognuno di essi era ben distinto dall’altro e la ricchezza o meno delle foglie faceva filtrare il sole in maniera più o meno intensa. Qualche ramo secco e ormai inutile, pendeva da quello principale in attesa di essere potato.
Così è la Scienza: un grande albero (una sorta di Yggdrasill della mitologia norrena, con la radice detta Mimir, situata nel mondo dei giganti, da cui origina la Sapienza) con rami che si intrecciano tra loro: qualcuno più robusto, qualcuno più esile, magari perchè più giovane, ma tutti innestati su un’unica pianta; ciascuno in posizione diversa nel grande fusto, ma con l’unico scopo di permettere alle foglie di assorbire la luce del sole e continuare a crescere.
E se ci pensiamo, in fondo, cos’è la Scienza se non la grande pianta della Conoscenza?
Il suo compito non è forse quello di permettere alle foglie di spuntare, ai fiori di sbocciare e ad un piccolo seme diventare un gigantesco albero?
Renè Descartes usava proprio l’analogia dell’albero, sostenendo che le radici ed il tronco erano la Metafisica, i rami la Fisica, affermando proprio come la “metafisica” (intesa come disciplina che indaga le “cause prime” e fondamentali dell’essere), fosse alla base dello sviluppo della vera Conoscenza.
Mi sono imbattuto, ultimamente, in articoli di eminenti colleghi scienziati che criticavano la Scienza quale apportatrice di verità perché spesso piegata e manipolata a fini di prestigio personale o a conferma dei propri bias cognitivi e ciò può essere assolutamente vero, così come è pur vero che chi fa scienza, non sempre è un filantropo votato al bene dell’umanità, ma spesso è condizionato da logiche di potere, prestigio e guadagno personale.
Ma se la Scienza fosse assolutamente oggettiva ed immediatamente condivisibile non sarebbe umana: essa si porta dietro infatti tutti i limiti caratteriali dell’uomo e spesso è legata a fattori sociali, religiosi (vedi Galileo Galilei) o politici.
La Scienza è per lo più egoista e lo scienziato trae prestigio e denaro dalle proprie scoperte, eppure, nonostante questo intreccio di rami, nonostante il tentativo del ramo più grosso di togliere spazio al più giovane ed esile, anche la Scienza, come l’Albero della Conoscenza, dovrà soggiacere alla legge del tempo e della crescita: sarà infatti il ramo più giovane che crescerà e si coprirà di foglie, sostituendo il vecchio, che pian piano si seccherà per essere infine potato.
La metafora dell’albero inoltre ci spiega come tutta la Scienza e la Conoscenza siano tra loro collegate e crescano armoniosamente insieme: non esiste infatti Scienza medica che non sia interconnessa con la matematica, con la fisica, col magnetismo terrestre e così via.
Ancora una volta il “Seme della Scienza” continuerà a produrre alberi la cui crescita non potrà essere influenzata o arrestata da interessi personali perché, a fronte di un ramo soffocato o condizionato a svilupparsi in una sola direzione, ce ne saranno altri cento pronti a germogliare al sole.
Ogni “Ricerca scientifica” è proprio un nuovo ramo che spunta e se non tutti sono destinati a diventare rami portanti, ciascuno di essi potrà, in maniera più rilevante, meno rilevante o addirittura nulla, contribuire a creare quell’ombra che ci proteggerà tutti dall’Incognito.
ENRICO BERNINI CARRI (27 giugno 2025)
